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Una Famiglia, Due Tenute

Piccola storia enoica del Chianti – prima parte

Nel Chianti il vino è una tradizione antichissima. Dagli Etuschi ai Romani, passando per la rinascita Medioevale, seguiteci nell’affascinante storia che porta “Bacco in Toscana” come scrisse il grande poeta Francesco Redi

L’origine del nome «Chianti» non è certa: secondo alcune versioni potrebbe derivare dal termine latino clangor (rumore), a ricordare il suono delle battute di caccia effettuate nelle foreste di cui era ricca la zona; secondo altre versioni deriverebbe dall’etrusco Clante, nome di famiglie etrusche diffuso nella zona, o sempre dall’etrusco clante (acqua) di cui il territorio era – ed è – ricco. Già da questa premessa filologica si può intuire la prosperità e la fertilità del terreno del Chianti, il cui clima mite e la cui fulgida vegetazione hanno fatto sì che le sue colline fossero abitate sin dal secondo millennio a. C.

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Furono gli Etruschi a modificare per primi il paesaggio chiantigiano: essi abbandonarono la pastorizia per dedicarsi all’agricoltura, introducendo la coltivazione della vite. Agli Etruschi succedettero i Romani, i quali dettero un grande impulso all’economia agreste, iniziando in particolare la coltura dell’olivo. Con la fine dell’Impero, la zona del Chianti conobbe secoli di decadenza: insicurezza, brigantaggio, guerre e carestie imperversarono; tale situazione rimase sostanzialmente invariata per tutti i secoli dell’Alto Medioevo.

LA RINASCITA BASSO-MEDIEVALE

Dopo l’anno Mille il territorio del Chianti riprese a svilupparsi. La sua vocazione vinicola emerse già nel corso del XII secolo, quando famiglie come i Ricasoli e gli Antinori inaugurarono la loro presenza su queste terre e contribuendo a rendere la denominazione “Chianti” una delle più antiche della Toscana. I primi documenti in cui con il nome Chianti si identifica una zona di produzione di vino – ed anche il vino prodotto – risalgono al XIII secolo e si riferiscono alla Lega del Chianti costituita a Firenze per regolare i rapporti amministrativi con i terzieri di Radda, Gaiole e Castellina (attualmente compresi nella zona di produzione del Chianti Classico), produttori di un vino rosso a base di Sangiovese.

TRA FIRENZE E SIENA

Essendo ormai un territorio rigoglioso, il Chianti suscitò gli appetiti di tutte le entità statali circostanti, in particolare Firenze e Siena. Sorse una leggenda curiosa sul come si sia arrivati alla spartizione dell’area: Firenze e Siena, ormai esauste da decenni di conflitti per il controllo del territorio chiantigiano, decisero di risolvere la questione scegliendo come rappresentanti un cavaliere e un gallo; non appena il primo avesse udito il canto del secondo, si sarebbe messo al galoppo e il nuovo confine tra i due comuni sarebbe stato fissato nel punto d’incontro tra i due militi. L’idea, evidentemente, era quella di dividersi il territorio più o meno al 50% pur di terminare le guerre: partendo all’incirca alla stessa ora, i due fantini si sarebbero infatti incrociati circa a metà strada.

LEGGI IL NOSTRO POST – LA LEGGENDA DEL GALLO NERO

Le cose, tuttavia,  andarono diversamente poiché i senesi scelsero un gallo bianco, che nella giornata precedente alla disfida fu ben pasciuto al fine di farlo svegliare allegro e di buon mattino; i fiorentini invece scelsero un gallo nero (in seguito scelto come simbolo del Chianti Classico) tenuto a digiuno che, a causa dei morsi della fame, cominciò a salmodiare ben prima dell’alba: il cavaliere gigliato, celere e solerte, partì quindi prestissimo e percorse molta più strada del rivale, incontrandolo nel castello di Fonterutoli (sito oggi in Castellina in Chianti); qui venne firmato il trattato di pace tra i due paesi toscani, che fissarono il loro confine a Castellina, a pochi chilometri da Siena.

Nel 1384 la Repubblica di Firenze creò la Lega del Chianti, un’alleanza politico-militare con l’obiettivo di difendere e amministrare il territorio del Chianti per conto della repubblica. Icona della Lega era, ovviamente, un Gallo Nero su sfondo dorato.

IL BANDO DI COSIMO III

Dal 1398 – anno in cui è datato il primo documento notarile in cui il nome Chianti appare riferito al vino prodotto in questa zona – alla fine del Seicento la produzione del vino aumentò in maniera esponenziale così come le sue esportazioni, che raggiungevano frequentemente l’Inghilterra. Si rese pertanto necessario regolamentare la sua realizzazione.

Il bando “dè Confini”

Il 24 febbraio 1716 il granduca Cosimo III de’ Medici emanò il Bando Sopra la Dichiarazione dé Confini delle quattro Regioni Chianti, Pomino, Carmignano, e Val d’Arno di Sopra, con cui stabiliva regole e controlli per la corretta produzione di quattro particolari vini regionali (oltre al Chianti, anche il Pomino, il Carmignano e il Valdarno di Sopra) per i quali adottava una forma di tutela basata su criteri geografici, che nel caso del Chianti recitavano: «dallo Spedaluzzo fino a Greve, di lì a Panzano con tutta la podesteria che contiene i tre terzi e cioè Gajole, Castellina e Radda [capoluoghi dei tre terzieri della Lega del Chianti], arrivando fino al confine dello Stato di Siena. E tutti quei vini che non saranno prodotti e fatti nelle regioni sopra confinate, non si possano e devano sotto qualsiasi pretesto contrattare e navigare per vino Chianti».

Il Bacco in Toscana

Nell’attuare questo bando Cosimo III fu probabilmente influenzato dall’opera dello scienziato e scrittore Francesco Redi (1626-1698), che fu anche suo medico personale. Nel 1685 Redi aveva pubblicato il celebre ditirambo Bacco in Toscana, nel quale aveva affidato l’elogio dei vari vini alle parole del dio greco, il cui incalzante virtuosismo linguistico e metrico ne tradiva la progressiva ebbrezza, come appare anche dal breve frammento che suona così: «Del buon Chianti il vin decrepito maestoso imperioso mi passeggia dentro il core, e ne scaccia senza strepito ogni affanno, e ogni dolore». Bisogna però specificare che il Chianti a cui si riferisce il Redi è molto diverso da quello che possiamo apprezzare noi contemporanei, anche perché fu soltanto nella seconda metà del Settecento che l’Accademia dei Georgofili, fondata a Firenze il 4 giugno 1753, iniziò a sperimentare la mescolanza tra vari tipi di vitigni, cercando di individuarne le caratteristiche prima di procedere all’uvaggio per ottenere il vino.

CONTINA A LEGGERE LA STORIA ENOICA DEL CHIANTI NEL NOSTRO PROSSIMO POST

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Questa voce è stata pubblicata il 19 gennaio 2017 da in Chianti, Storia.
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