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Una Famiglia, Due Tenute

Picola storia enoica del Chianti Classico – parte due

Dopo aver raccontato come il Chianti ha raggiunto la sua vocazione vitivinicola e stabilito i confini della zona di produzione grazie al Granduca Cosimo III de’ Medici, la storia del Chianti Classico passa attraverso il Barone Bettino Ricasoli e la fondazione del Consorzio del Gallo nero che ancora oggi difende e promuove il Chianti Classico nel mondo.

LEGGI LA PRIMA PARTE DELLA NOSTRA PICCOLA STORIA ENOICA DEL CHIANTI CLASSICO

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LA “MISCELA” DI RICASOLI

Il XIX secolo vide la nascita di una nuova figura di proprietario terriero interessato non solamente alla rendita, ma anche alla gestione delle fattorie e alla sperimentazione di nuovi metodi di produzione agraria. Un esempio emblematico di quanto detto è rappresentato dal barone Bettino Ricasoli (1809-1880), possidente agricolo e futuro Presidente del Consiglio del Regno d’Italia, il quale sulla scorta degli studi effettuati dall’Accademia dei Georgofili – di cui per altro era membro – a partire dal 1834 si dedicò al miglioramento delle tecniche agricole nei suoi possedimenti di Brolio, giungendo nel 1874, dopo tre decenni di sperimentazioni, a definire l’uvaggio del Chianti, al quale si sarebbe ispirato oltre un secolo più tardi il disciplinare del 1984.

La nascita del Chianti

Esso risultava all’epoca composto per il 70% da Sangiovese, per il 15% da Canaiolo, per il 10% da Trebbiano e Malvasia e per il restante 5% da vitigni complementari, tra cui il Mammolo e il Colorino. La “miscela” ricasoliana risultò subito vincente, tanto che nel 1878 il Chianti si aggiudicò la prima medaglia d’oro all’esposizione internazionale di Parigi.

La caratteristica del vino di Ricasoli, aldilà dell’ordine che poneva nella qualità e nella fabbricazione, è quella di essere ricco di effluvi e di sapori (primeggia il giaggiolo) e di essere autorevole per il suo carattere. Nacque per essere versato e sorseggiato con ponderazione o per accompagnare un poderoso arrosto, ma si prestava benissimo ad essere tracannato con soddisfazione vicino a una larga fetta di Finocchiona. Con le sue peculiari caratteristiche organolettiche, esso rappresentò metaforicamente quella parte di nobiltà italiana che si trovava a suo agio sia con i Reali sia con la gente semplice.

IL CONSORZIO DEL GALLO NERO 

Al fine di tutelare l’immagine e la qualità di questo vino sempre più diffuso e apprezzato, il 14 maggio 1924 un gruppo di trentatré produttori diede vita a un consorzio denominato “Gallo Nero”, il cui scopo sociale era la salvaguardia del Chianti e del suo marchio. Grazie alla leggenda sopracitata e a tale consorzio, l’ignaro pennuto è finito sul collo di tutte le bottiglie di Chianti prodotte dagli anni Venti ai giorni nostri.

Tra i soci fondatori del mitico Consorzio, figurano: il «Dr. Emanuele dei Principi Corsini» e «Guido dei Principi Corsini», testimonianza di come la famiglia fosse già impegnata per la difesa del vino Chianti.

Nei suoi primi quarantatré anni di Storia il Consorzio sostenne lunghe battaglie legali per ottenere il riconoscimento esclusivo, secondo il quale i vini provenienti dal territorio del Chianti dovevano essere distinti dagli altri vini prodotti in altre zone della Toscana. Nel 1967 entra in vigore il decreto che riconosce un’unica Denominazione di Origine Controllata (D.O.C.) del Chianti, all’interno della quale il “Classico” viene disciplinato come un vino dalle caratteristiche più selettive. Oggi il Chianti Classico è una DOCG autonoma con un proprio disciplinare di produzione distinto da quello del Chianti.

Il disciplinare del 1984 prevede che il vino “Chianti Classico” deve essere ottenuto da uve prodotte nella zona di produzione e provenienti da vigneti aventi uve di Sangiovese da un minimo dell’80% al solo Sangiovese. Possono inoltre concorrere alla produzione le uve a bacca rossa provenienti da vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Toscana nella misura massima del 20% della superficie iscritta allo schedario viticolo. Le operazioni di vinificazione, conservazione e imbottigliamento devono avvenire esclusivamente all’interno della zona di produzione e l’immissione al consumo è consentita dall’1 ottobre successivo alla vendemmia. Per la Riserva è previsto un invecchiamento minimo obbligatorio di 24 mesi, di cui almeno 3 di affinamento in bottiglia.

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Questa voce è stata pubblicata il 31 gennaio 2017 da in Chianti, Storia con tag , , , .
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